Il fotovoltaico appare, almeno nel lungo periodo, tra le più promettenti tecnologie “rinnovabili” in grado di produrre energia elettrica su grande scala, soprattutto in Italia dove i livelli di insolazione sono elevati. Gli impianti fotovoltaici beneficiano di incentivi statali attraverso il Decreto Ministeriale chiamato “conto energia”,  il sistema di incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti  fotovoltaici.

Negli ultimi anni si è assistito ad una vera e propria corsa all’investimento sull’energia solare.La rincorsa al business ha provocato, però, la nascita di numerosissime aziende e di infiniti “tecnici” che si sono improvvisati esperti di fotovoltaico.Ovunque pubblicità del seguente tenore: impianti fotovoltaici a costi zero (grazie al finanziamento di istituti di credito), impianti fotovoltaici tutto incluso, chiavi in mano, ecc..

Adesso, però, i nodi vengono al pettine.

Se non ci si affida a professionisti seri e ad aziende affidabili, i rischi di avere impianti non a norma o di avere addirittura cantieri sospesi o interrotti sono molto elevati.
Negli ultimi mesi i professionisti che collaborano con kibs Solutions sono chiamati ad intervenire per  risolvere i danni creati da altri tecnici che non posseggono una competenza nel settore.Aziende e privati quindi, che si sono ingenuamente affidati a  chi, fiutando il business, si è inventato e improvvisato esperto.

Vi sono aziende che abilmente omettono di inserire nei contratti che legano il committente – cliente finale –all’azienda venditrice / installatrice, alcune clausole fondamentali:
– mancanza di una garanzia sul prodotto, che garantisce dai difetti di conformità e di fabbricazione (la normativa attuale obbliga una garanzia sui pannelli al silicio di minimo 2 anni );
– mancanza di una garanzia sul rendimento, che tutela il cliente garantendo un determinato “rendimento” minimo – il rendimento è la percentuale di energia captata e trasformata rispetto a quella totale giunta sul modulo- (in tal caso la normativa obbliga una garanzia di minimo 20 anni sul calo del rendimento nel tempo).

Vi sono poi alcuni molti contratti dove vengono inserite molto abilmente alcune clausole del seguente tenore:
– clausole contrattuali che limitano la garanzia, ad esempio circoscritte ai vizi manifesti (e non a quelli occulti);
– a volte l’identificazione del vizio o della causa del calo di rendimento sono lasciate alla sola discrezionalità del venditore;
– altra clausola “pericolosa” è quella di “no garanzia di conformità all’ordine”, cioè il produttore può fornire pannelli o inverter diversi da quelli specificati nel modulo d’ordine (il che è evidentemente una cosa inaccettabile);
– mancanza dell’indicazione di un termine di fine lavori (tale omissione ovviamente avvantaggia l’azienda fornitrice che può discrezionalmente scegliere quando fornire i pannelli o inviare i propri tecnici, lasciando un cantiere aperto per mesi, senza la previsione di alcuna penalità per il ritardo).

Vi sono aziende che vendono apparecchiature usate negli impianti senza quelle essenziali specifiche tecniche richieste invece dalla normativa Europea.
In particolare, la certificazione dei pannelli fotovoltaici è importante per poter accedere agli incentivi del Nuovo Conto Energia 2011-2013, dove viene esplicitamente richiesta la certificazione IEC 61215 (o CEI EN 61215) per i moduli in silicio cristallino (CEI EN 61646 per i moduli in film sottile), che in pratica garantisce il superamento di prove severe da parte del prodotto presso laboratori accreditati.

Ma ancora  l’inesperienza di moltissime aziende e la mancata conoscenza degli aspetti procedurali, causa ritardi nell’allacciamento alla rete elettrica (Enel) con conseguenti danni per il  cliente finale.L’omesso e incompleto ritardo nei tempi previsti dell’invio della documentazione al GSE (Gestore Servizi Energetici) da parte del responsabile dei lavori, causa la non ammissibilità alle tariffe incentivanti di cui al D.M. 19 febbraio 2007.

L’incompetenza può portare il responsabile dell’impianto a non richiedere la licenza all’Ufficio Tecnico di Finanza (UTF), per quegli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 20 kW (legge 133/99).Da un punto di vista squisitamente tecnico, si sono riscontrati errori nella configurazione di stringhe/inverter, un’esposizione dei moduli non ottimale, una mancanza delle protezioni lato corrente continua e lato corrente alternata.

Ma ancora si è accertata, in numerosi impianti, la mancanza del trasformatore di isolamento galvanico. In generale si è purtroppo incontrata una diffusa presenza di impianti eseguiti non a regola d’arte (ad esempio cavi passati attraverso le grondaie o abbandonati lungo i tetti), ovvero scelte tecniche completamente sbagliate, che non hanno tenuto conto delle esigenze del cliente finale e della realtà oggettiva dell’ambiente in cui l’impianto deve essere installato (si ricorda che le garanzie di solito si riferiscono a condizioni di installazione in ambienti non aggressivi, per cui non si è tutelati per installazioni dei moduli in ambienti soggetti a piogge acide, inquinamento da emissioni e fumi, tempeste di sabbia, etc. che costituiscono di per sé fonte potenziale di danno). Se dunque è sempre meglio affidarsi ad un vero esperto nel settore, come fare se il cantiere è ormai avviato e si verifica “qualche” problema? Generalmente è sempre consigliabile chiedere l’intervento di un professionista competente il quale verificherà se l’opera è stata eseguita secondo le regole dell’arte, appurerà le cause dei vizi, accerterà le responsabilità e presenterà le opportune soluzioni.

Tale perizia, anche se non “obbligatoria” per legge, è senz’altro uno strumento essenziale se si vuol far valere le proprie ragioni ed i propri diritti nei confronti di chi ci ha “venduto” ovvero installato un impianto senza averne le competenze.
Il cliente finale, che sia un privato o un’azienda, non deve pagare per un errore del tecnico inesperto o della società impreparata! Se questi ultimi si assumono il compito di eseguire un lavoro e percepiscono del denaro per la propria prestazione, si accollano anche l’obbligo di eseguirlo a regola d’arte. Il riferimento all’adempimento della prestazione secondo la regola dell’arte – la quale costituisce un’obbligazione di risultato-, è rilevante per  stabilire, ai sensi dell’articolo 1218 del codice civile, la responsabilità del debitore (tecnico, azienda, installatore, responsabile dei lavori), che è tenuto al risarcimento del danno se non esegue esattamente la prestazione dovuta (laddove non provi che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa al medesimo non imputabile).

Ancora, la valutazione di un professionista esperto, che lavora in concerto con l’avvocato, permette al creditore (committente finale), secondo quanto stabilito dall’articolo 2224 del codice civile qualora il prestatore dell’opera non proceda all’esecuzione dei lavori secondo le condizioni del contratto e a regola d’arte, di stabilire un congruo termine entro il quale il debitore deve conformarsi a tali condizioni che, se trascorre inutilmente, consente al creditore di recedere dal contratto, salvo sempre il diritto al risarcimento del danno.
Denunciare subito il vizio o il difetto dell’opera, chiedere l’eliminazione degli eventuali vizi o difetti – ovviamente senza alcun costo per il cliente finale -, e ancora esigere, se del caso, una riduzione del prezzo, pretendere la risoluzione del contratto laddove le difformità e i vizi dell’opera siano tali dal renderla del tutto inadatta alla sua destinazione: azioni di tutela e di prevenzione, strumenti che ha in mano il committente finale per salvaguardare i propri diritti ed interessi.